30 de març 2014



Ho sognato me questa notte, ed ora sono un altro. Ho i capelli rossi come la birra, i piedi leggeri, grossi e leggermente deformi per il troppo trotterellare di calpestio a terra, le mani per niente distinte di un contadino, piccolo, occhi azzurri come il cielo del mattino, con una aureola fangosa che sporca l’insieme e concede all’iride un’aria indefinita d’acque impantanate, ed uno sguardo che oscilla, secondo le circostanze, tra quello d’un piccione spaventato e quello d’un bove con sonno accumulato.

Ora sono la persona ideale per avere l’onore di partecipare in tutti i vizi e diffetti della terra, e non permettere che passi un giorno senza che non mi deva sentire come un goffo, un buono a nulla, un negato, uno scemo, un buffone, un vigliacco, un codardo, un nessuno o un eccetera eccetera.

Non sono andato via. M’hanno cacciato e ad ogni passo tento il sospiro.

Foto: Immagine dalla mia memoria. Ieri in un campo vicino alla mia anima, la mia casa

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